Sailor in the City

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Pioggia, pioggia e ancora pioggia. Guardando fuori dalla finestra del suo ufficio Lara non poté fare a meno di ripensare a pochi giorni fa quando, distesa sul prato del suo giardino, si lasciava scaldare dai primi e ancora timidi raggi di sole. Più passava il tempo e più il rumore della pioggia diventava una cantilena talmente frustrante da impedire alla giovane giornalista di concentrarsi sul suo lavoro. L’unica possibilità era di sovrastare quel continuo scrosciare d’acqua con un ritmo di gran lunga più piacevole: la radio. Trovato su internet il sito della sua stazione preferita, Lara regolò al minimo le casse del suo PC in modo che i suoni creassero un lieve sottofondo in grado di distrarla da quella sensazione di impotenza e oppressione che la pioggia era da sempre in grado di provocarle. Per meglio ritrovare la concentrazione decise inoltre di chiudere gli occhi, ma quel rumore le era entrato talmente nella testa che l’unica cosa che riusciva a visualizzare era l’acqua, tanta acqua, una distesa infinita. Il caso volle che proprio in quel momento alla radio fu trasmesso un pezzo degli anni Settanta <…ma come fanno i marinai…>. Quella fu letteralmente la goccia che fece traboccare il vaso perché sulla distesa infinita di acqua che stava immaginando, Lara vide comparire una nave scossa da potenti onde e sull’orlo del naufragio. A bordo della barca, una ciurma di marinai si dava da fare per evitare il peggio e anche lei si ritrovò così a correre da poppa a prua come una pazza. Ad un tratto, proprio mentre stava per tirare una fune, un colpo di vento le fece perdere l’equilibrio e cascare giù in mare aperto. Proprio prima di toccare l’acqua, Lara riaprì gli occhi felice che fosse tutto frutto della sua fervida immaginazione.

Quando ritornò in se, Lara si accorse che in fin dei conti quello strano sogno le era servito per metabolizzare il rumore della pioggia, che ora le sembrava molto più rassicurante di una nave sul mare in tempesta. Ciò di cui non riuscì a liberarsi furono le righe bianche e blu delle divise dei marinai del suo sogno. Senza pensarci più di tanto, prese la matita, i pennarelli e, ispirata dal rumore della pioggia contro la finestra, cominciò a scarabocchiare sul suo taccuino. Quando ebbe finito, guardò il suo disegno e fu talmente soddisfatta da decidere che quello sarebbe stato il tema del suo prossimo articolo nella rubrica Colors of Life. Mancava solo un nome appropriato; <dunque> cominciò a pensare <alla fine si tratta di una rivisitazione della divisa dei marinai…quasi come fosse un marinaio di città….ho trovato! Lo chiamerò: SAILOR IN THE CITY>.

Pensando ai marinai, certamente non possono mancare colori come bianco, rosso, blu e l’inconfondibile motivo a righe orizzontali. L’outfit Sailor in the City rivisita tali elementi in chiave moderna proponendoli con forme e tessuti più adatti alla città:

 

 

Per essere un marinaio che si rispetti, seppur sulla terra ferma, la parola chiave rimane comunque comodità. Praticità non significa però trascuratezza, perché nessun dettaglio è lasciato al caso, nemmeno le unghie:

 

 

Un vero marinaio, quando si trova sulla sua nave, non teme la pioggia….ma in città è un’altra storia. Cercare riparo sotto un portico potrebbe essere la soluzione:

 

 

E magari passeggiare:

 

 

Si può scegliere di aspettare svogliatamente che smetta di piovere:

 

 

Oppure aspettare comodamente seduti su un muretto:

 

 

E se l’attesa diventa troppo lunga, meglio ricorrere al vecchio metodo e sfidare la pioggia:

 

 

L’importante è non abbassare mai la guardia perché quando ci si accorge che finalmente la pioggia ha smesso di scendere copiosa….

 

 

….bisogna essere pronti all’arrembaggio della città, oh marinaio!!!! 

 

 

…and that’s all folks…for now, so stay tuned!!!

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